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Parco archeologico di Cuma

Caratteri

Fondata nell'VIII secolo a.C. da un gruppo di coloni calcidesi, è il più antico centro archeologico d'Italia.

L'Acropoli conserva ancora le mura del V secolo e comprende i resti del Tempio di Giove, il famoso Antro della Sibilla (descritto da Virgilio nell'Eneide), la Cripta Romana, i resti di un grandioso Edificio Termale di epoca imperiale e dell'Anfiteatro.

Numerosi i sepolcri di età greca e romana. Nelle immediate vicinanze si staglia l'Arco Felice, viadotto costruito da Domiziano. per il passaggio della via che collegava Pozzuoli a Roma.

 

 

 

 

 

 

  

Il Parco Archeologico di Cuma

panorama acropoliSul limite settentrionale dei Campi Flegrei, in una zona sviluppata in direzione nord-sud, secondo l'attuale andamento del litorale domizio, si trova il sito dell'antica Cuma. Il paesaggio cumano è articolato in una fascia costiera bassa e sabbiosa; in un'altra parallela più interna e pianeggiante; infine in una collinare (caratterizzata da versanti non molto ripidi e dolcemente modellati dalle acque fluviali). Questa continuità è interrotta solo dal Monte di Cuma, sperone tufaceo di origine vulcanica che si eleva fino a m. 80 sul livello del mare, quasi al centro del territorio individuato. Non sorprende, quindi, che questa collina, circondata dal mare su tre lati, naturalmente munita per i suoi ripidi versanti e accessibile solo da sud, rappresentasse un luogo idoneo per un insediamento.

La storia. In età preellenica Cuma era abitata da indigeni che avevano il loro villaggio sui terrazzamenti naturali del Monte di Cuma e la necropoli nella piana ad est di esso. Successivamente, i Greci, stanziati fin dall' VIII secolo a.C. sull'isola di Ischia, decisero di fondare una vera e propria polis sulla terraferma, che chiamarono Cuma (730 a.C.).

Distrutto con la forza il villaggio indigeno, i coloni ubicarono sulla collina l'Acropoli ed i suoi edifici sacri. L'insenatura naturale a sud-sud-ovest di quest'ultima ed i laghi costieri costituirono gli approdi e i ripari delle navi per consentire, su più vasta scala, lo svolgimento di attività mercantili già iniziate ad Ischia. La costruzione di porti-fortezza cumani a Miseno, Pozzuoli, Pizzofalcone (Napoli) e Capri costituì un'efficace sistema di controllo territoriale. Seguì l'insediamento di vere e proprie 'subcolonie', con l'arrivo di nuovi Greci, anche per fronteggiare l'avanzamento degli Etruschi.

Con il dominio romano, allorchè Cuma dal 338 a.C. divenne civitas sine suffragio (città alleata di Roma ma senza diritto di voto) la sua compagine territoriale, già precedentemente divisa, fu ulteriormente ridimensionata. I primi resti della necropoli cumana furono portati alla luce nel XVII secolo, durante occasionali lavori di scavo agricolo. Gli altri splendidi nuclei dell'attuale parco archeologico cumano vennero scoperti soltanto nel corso della campagna promossa dalla Soprintendenza alla Antichità nel 1924.

Di particolare interesse, oltre al monumentale complesso dell'Acropoli, l'antro della Sibilla, la cripta romana, il Tempio di Giove, il Tempio di Apollo, le terme del Foro, il Foro ed il Capitolium.

 

 

L'Antro della Sibilia. La lunga galleria rettilinea e a sezione trapezoidale fu scoperta e scavata a partire dal maggio 1932. Il suo scopritore, Maiuri, riconobbe in essa il luogo dove la Sibilla, ossia la profetessa del dio Apollo, Antro Sibillariceveva i suoi fedeli e prediceva loro il futuro. La galleria era fuggita alle precedenti ricerche perchè l'ingresso era stato murato con un forno e l'intero camminamento era colmo di terra. Nel Medioevo l'interesse per la figura della Sibilla sopravvisse e si cercò di individuare la sede dell'oracolo sulla base dell'opera di Virgilio. Fu individuata, allora, una 'Grotta della Sibilla' sul lago d'Averno, connesso all'Eneide per l'episodio della discesa agli Inferi. L'identificazione fu universalmente accettata fino a tutto il Rinascimento e credettero in essa Petrarca, Boccaccio, oltre ad uno stuolo di antiquari locali viaggiatori stranieri. L' 'Antro della Sibilla' si presenta oggi come una lunga galleria rettilinea, scavata nella roccia tufacea in direzione trapezio con la base di metri 2,50 ed in basso da un rettangolo di base più corto di metri 2,15. Questa seconda parte è stata interpretata da alcuni autori come un abbassamento del primitivo piano pavimentale.

 

 

 

 

 

Il Tempio di Apollo. Un santuario doveva esistere in questo luogo già dal VI secolo a.C, ma la sua consacrazione ad Apollo risulta solo da iscrzioni di epoca romana ivi rinvenute. In base al materiale reperito il santuario potrebbe Tempio di Apolloessere stato originariamente dedicato anche a Hera. Davanti al tempio sono i resti di una costruzione semicircolare, forese un'esedra di età romana, posta accanto ad un pozzo: strutture da riferire all'attività oracolare. Poco si conserva della fase più antica del santuario, di età greca o sannitica. Ad esso appartengono alcune strutture emerse nell'aria circostante, interpretate come un sacello anteriore al primo impianto templare themenos del santuario, attualmente non visibili perchè interrate o nascoste dalla vegetazione. Saliti sul podio, presso il pronao augusteo, sono visibili resti della documentazione i lastre di travertino, del peristilio e del colonnato frontale; notevoli sono le triplici colonne angolari. La parte centrale del tempio era occupata dalla cella, tripartita da due file di pilastri quadrangolari, terminanti a sud con due ambienti di minori dimensioni. Il santuario intorno al V secolo d.C. fu trasformato in basilica cristiana.

 

 

 

 

 

Il Tempio di Giove. Il maggiore santuario dell'Acropoli, i cui resti furono portati alla luce tra il 1924 e il 1932 è stato a lungo attribuito a Giove; sembra tuttavia più probabile che fosse consacrato a Demetra, antica divinità patria dei Tempio di GioveCumani. Il santuario fu probabilmente eretto verso la fine del VI secolo a.C. I resti oggi visibili sono relativi all'età romana e a quella bizantina, quando il tempio fu trasformato in basilica dedicata a San Massimo martire. Sul lato destro si trova la platea sui cui blocchi di tufo sono visibili strutture romane della prima età imperiale. Presso l'ingresso originario,Tempio di Giove battes a sinistra, è possibile osservare i resti del muro perimetrale romano in opera reticolata. Recandosi al centro della platea si raggiunge la cella, le cui pareti interne sono scandite da semicolonne in opera laterizia, fra le quali erano nicchie, poi murate. Con il culto cristiano, il tempio andò incontro a progressive modifiche:

la cella fu trasformata, con l'aggiunta di un altare, in un fonte battesimale. 

 

 

 

 

 

La Crypta romana. Destinata a collegare la città bassa con la zona del porto, la galleria, costruita in età augustea, attraversava l'Acropoli da ovest ad est per una lunghezza di 180 metri. Essa si collocava tra le opere di Cripta romanapotenziamento militare dell'area flegrea, assicurando, insieme alla grotta di Cocceio del Monte Grillo, la comunicazione diretta tra il Porto Iulius e il porto di Cuma. Il primo tratto, costituito da un corridoio d'ingresso di trenta metri circa, è coperto da una volta a botte su cui sono ancora visibili le tracce dell'armatura lignea usata per la messa in opera. Superato questo corridoio, si accede a un grande vestibolo a pianta rettangolare. L'illuminazione della galleria era assicurata da una serie di pozzi aperti nella volta. Nell'ultimo tratto, sulla destra, furono ricavate due grosse cisterne con gradinate per la decantazione dell'acqua. In età paleocristiana sembra che la Crypta sia stata utilizzata come catacomba.

 

 

 

 

 

 

 

Il Capitolium. Costruito durante il periodo sannitico (IV- III secolo a.C.) e forse originariamente consacrato al culto di Giove Flazo, in età romana il tempio fu consacrato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva). Il tempio si erge su un alto podio secondo l'uso italico: circondato da un peristilio con la fronte di sei colonne, aveva la cella a tre navate precedute da un ampio pronao. Nel corso del I secolo d.C. il Capitolium fu restaurato e trasformato: soppresso il peristilio, con la sola eccezione del colonnato frontale, il tempio da periptero divenno prostilo; si aggiunse, inoltre, un avancorpo in opera reticolata, con conseguente prolungamento della scalinata d'accesso. La cella subì alcuni rifacimenti mentre i pilastri di sostegno per la copertura furono consolidati in opera laterizia.

 

 

 

 

 

 

 

Terme del Foro. Le terme del foro furono edificate in pieno centro cittadino, a nord-ovest dell' area forense. L'edificio fu costruito in un momento di intensa attività edilizia, intorno al 95 d.C e fu dotato di due ingressi pubblici: quello a sud che immetteva nel corridoio porticato e nella palestra, e il secondo, ad est, su una strada perpendicolare alla precedente, introduceva direttamente al vestibolo. L'edificio doveva essere riccamente decorato, come dimostrano numerosi resti di rivestimenti: lastre di marmo, cornici di porfido, mosaici con tessere bianche e nere, intonaci dipinti. Le coperture dovevano essere di diversi tipi (a botte, a crociera, a catino); l'illuminazione era assicurata da finestre e lucernari nelle volte. Persa la sua funzione termale, a partire dal V secolo d.C., un settore dell' edificio (vestibolo, sala fredda e cisterna) fu variamente riutilizzato (abitazione, magazzino agricolo o stalla).

Il Foro. Il foro cumano è oggi solo parzialmente in luce, in quanto è ancora interrato nella parte orientale. Si tratta di una piazza rettangolare con orientamento est-ovest, simile per grandezza ai fori di Pompei e Paestum, collegata al tessuto urbano circostante da un sistema viario non perfettamente regolare, di cui oggi sopravvivono basoli e tracciati. Il lato breve occidentale era delimitato dal Capitolium, qui decentrato sensibilmente verso sud rispetto ai canoni dell'urbanistica ellenica che collocavano l'edificio principale del foro al centro del lato di fondo. Questa inusuale soluzione va forse spiegata con la necessità di rispettare in epoca romana monumenti e viabilità preesistenti. Alla fine del I secolo d.C, la strada che correva lungo il lato meridionale del Foro, fu chiusa dalla costruzione di una fontana monumentale nel fianco del Capitolium: l'accesso alla piazza lungo questo lato fu quindi ridotto a una semplice porta che immetteva nel porticato.

 

Per Ulteriori informazioni consultare il sito  all'indirizzo  http://cir.campania.beniculturali.it/

 

 

 

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